Descrizione
A differenza dei dipinti di ninfee più affollati, questa tela dedica gran parte della sua superficie all’acqua aperta, una vasta e quieta distesa di lavanda, malva e verde pallido dove le nuvole e i rami sovrastanti sembrano dissolversi in un colore morbido e ininterrotto, con bordi di pennellata quasi invisibili. Le ninfee si raccolgono solo in alto e lungo gli angoli inferiori, lasciando una larga fascia diagonale di acqua vuota e nebbiosa che attraversa il centro del quadro, la cui superficie è disturbata da nulla più di una debole increspatura di violetto più scuro.
I fiori stessi sono radi rispetto alle sue tele di ninfee più densamente popolate: una manciata di fiori in basso a destra, petali bianchi sfumati di rosa e centrati su un giallo caldo, e un gruppo più piccolo in alto a destra nella stessa palette, ciascuno costruito con poche pennellate sicure e separate anziché con colore sfumato. Dipinta all’apice della sua lunga campagna dedicata allo stagno del suo giardino, questa tela propende più verso l’atmosfera che verso l’episodio, più interessata alla qualità della luce riflessa che a qualsiasi fiore.
Ciò che la rende distinta all’interno della serie è proprio questa misura: dove molti dipinti di ninfee riempiono la tela da bordo a bordo con ninfee e fiori, qui Monet lascia che sia l’acqua stessa a diventare il soggetto, un campo di colore velato che si comporta più come uno studio di nebbia o crepuscolo che come una scena di giardino. La palette, dominata dal malva e da un oliva tenue anziché dai verdi e rossi più brillanti delle sue tele di ninfee più affollate, le conferisce un’atmosfera più fredda e contemplativa.
Quell’apertura e quella palette quieta rendono il dipinto insolitamente facile da convivere su una parete: non compete mai per l’attenzione come fa una tela densamente fiorita, ma si ritrae nella stanza come potrebbe fare una parete grigio tenue o lavanda, particolarmente suggestivo quando c’è spazio intorno per lasciare respirare l’acqua vuota.



